La giardiniera
Nel condominio in cui abito abbiamo una piccola area verde di fronte all’ingresso. E quando dico piccola lo intendo davvero: un rettangolino di terra 2x2 che proprio per le sue dimensioni è sopravvissuto alla fame di parcheggi.
Qualche tempo fa durante una assemblea di condominio arrivammo alla conclusione che sarebbe stato “carino” abbellire questa area verde ma ovviamente nessuno era disposto a spenderci due cent. Per cui io ed altri tre condomini ci proponemmo come volontari per tenere pulito e sistemato questo spazio. Fatto sta che di quattro che avremmo dovuto lavorarci nella maggior parte dei casi mi sono ritrovata da sola.
Nel regno vegetale io godo di una pessima fama data la mia notoria capacità di far seccare qualsiasi cosa, inclusi i cactus. Tuttavia il micro-giardino mi sta venendo abbastanza bene anche perché con le azalee è oggettivamente difficile sbagliare. C’è persino un arbusto di rose che, se sopravviverà all’inverno, potrebbe fiorire per il secondo anno di seguito!
Mettendo da parte le mie velleità botaniche, debbo ammettere però che le due orette settimanali che dedico alla cura del giardino sono diventate una occasione di socialità inattesa. Nei grandi condomini è molto facile vivere a pochi metri da altre persone e non saperne neppure il nome. Ma quando scendo in cortile con la salopette di recupero e gli attrezzi da giardinaggio arrivano sempre altri condomini e persino qualche vicino per un saluto e due chiacchiere.
In una delle prime uscite conobbi il signor Enne, di cui fino a quel momento avevo solo sentito parlare indirettamente. Abitando al piano rialzato si era affacciato diffidente ai primi rumori ma poi si era subito presentato e si era offerto di prepararmi un caffè. Enne è un ex militare che si è trasferito qui dopo il divorzio; le sue figlie vivono lontane e passano a trovarlo solo di tanto in tanto. Una mattina, dopo aver imprecato contro il rubinetto condominiale immancabilmente guasto, mi avvicinai alla sua finestra e chiesi se poteva farmi collare il tubo per innaffiare. Gentilmente acconsentì e parlammo un po’.
La settimana successiva il signor Enne insistette molto perché entrassi da lui a prendere un caffè. Così, seppure con la salopette e la mani sporche, accettai l’invito. Enne è una persona difficile da inquadrare, a suo modo è rigoroso e formale ma allo stesso tempo è gentile e premuroso. Al caffè seguì un dolcetto e fu chiaro che lo scopo di quell’invito era soprattutto quello di chiacchierare un po’ senza il pubblico potenziale del cortile. Mentre l’ingresso con guardaroba e scaffali e librerie varie era un esempio di ordine organizzato, mi resi conto subito che il resto della casa era governato dal disordine e da una pulizia emh… approssimativa (specie quando chiesi di andare in bagno per lavarmi le mani),
Era evidente che signor Enne aveva difficoltà nel gestirsi le faccende di casa e d’altro canto però mi sembrò decisamente scortese farglielo notare.
Passati un paio di settimane ed altrettanti rifiuti ai suoi cortesi inviti, capitò di nuovo che mi chiedesse di entrare qualche minuto. Dopo il consueto caffè, con un certo imbarazzo si decise a chiedermi la cortesia di riattaccargli un bottone di una giacca che si era staccato. Ora, io so di cucito quanto un pugile sa di danza del ventre, purtuttavia un bottone sono complessivamente ancora in grado di attaccarlo.
La casa era ancora in uno stato precario per cui ad un certo punto superai anch’io l’imbarazzo e chiesi ad Enne se avesse bisogno di aiuto per sistema e pulire l’abitazione. Dopo qualche mezza ammissione alla fine mi spiegò di aver cercato qualcuno che lo aiutasse ma non starci coi costi per cui alla fine preferiva aspettava che passassero le figlie per le cose più urgenti.
Mi presentai l’indomani di buon ora e con il meglio del mio armamentario per le pulizie domestiche. Ci misi diverse ore ma alla fine cucina, bagni e camera da letto tornarono vivibili. Il signor Enne ovviamente provò ad allungarmi una banconota da 100, ma con fare sdegnoso la rifiutai dicendo che ero li in amicizia come vicina di casa e non certo per farmi pagare.
Sono passati alcuni mesi da allora ed io ho preso l’abitudine di andare a casa del signor Enne più o meno un paio di volte al mese. Alla fine se non si lascia accumulare il pregresso, si tratta di poche cose che sbrigo rapidamente: il bucato, la pulizia dei bagni, la zona cottura-lavello in cucina e poco altro. Da parte sua il signor Enne continua ogni volta a voler “pagare il disturbo” e quando io rifiuto cerca sempre di trovare modi alternativi per sdebitasi. Intanto chiacchieriamo un po’ che male di certo non fa.